italiano

Ai Venerabili Fratelli Patriarchi, Arcivescovi, Vescovi e Ordinari d’Italia. Il Papa Benedetto XIV. Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione. Non appena pervenne alle nostre orecchie che a cagione di una nuova controversia (precisamente se un certo contratto si debba giudicare valido) si venivano diffondendo per l’Italia alcune opinioni che non sembravano conformi ad una saggia dottrina, ritenemmo immediatamente che spettasse alla Nostra Apostolica carica apportare un rimedio efficace ad impedire che questo guaio, con l’andar del tempo e in silenzio, acquistasse forze maggiori; e bloccargli la strada perché non si estendesse serpeggiando a corrompere le città d’Italia ancora immuni. 1. Perciò, prendemmo la decisione di seguire la procedura della quale sempre fu solita servirsi la Sede Apostolica: cioè, abbiamo spiegato tutta la materia ad alcuni Nostri Venerabili Fratelli Cardinali della Santa Romana Chiesa, che sono molto lodati per la loro profonda dottrina in fatto di Sacra Teologia e di Disciplina Canonica; abbiamo interpellato anche parecchi Regolari coltissimi nell’una e nell’altra materia, scegliendoli, alcuni fra i Monaci, altri nell’Ordine dei Mendicanti, altri ancora fra i Chierici Regolari; abbiamo aggiunto anche un Prelato laureato in utroque jure e dotato di lunga pratica del Foro. Stabilimmo che il giorno 4 del luglio scorso si riunissero tutti alla Nostra presenza e chiarimmo loro i termini della questione. Apprendemmo che già essi ne avevano notizia e la conoscevano a fondo. 2. Successivamente abbiamo ordinato che, liberi da qualsiasi parzialità e avidità, esaminassero accuratamente tutta la materia ed esprimessero per iscritto le loro opinioni; tuttavia non abbiamo chiesto che giudicassero il tipo di contratto che aveva motivato la controversia, perché mancavano parecchi documenti indispensabili, ma che fissassero, a proposito delle usure, un criterio definitivo, al quale sembrava recassero un danno non indifferente quelle idee che da un po’ di tempo cominciavano a diffondersi fra la gente. Tutti ubbidirono. Infatti, comunicarono le loro opinioni in due Congregazioni, delle quali la prima fu tenuta in Nostra presenza il 18 luglio, l’altra il primo agosto scorsi; alla fine tutti consegnarono le proprie relazioni scritte al Segretario della Congregazione. 3. All’unanimità hanno approvato quanto segue: I. Quel genere di peccato che si chiama usura, e che nell’accordo di prestito ha una sua propria collocazione e un suo proprio posto, consiste in questo: ognuno esige che del prestito (che per sua propria natura chiede soltanto che sia restituito quanto fu prestato) gli sia reso più di ciò che fu ricevuto; e quindi pretende che, oltre al capitale, gli sia dovuto un certo guadagno, in ragione del prestito stesso. Perciò ogni siffatto guadagno che superi il capitale è illecito ed ha carattere usuraio. II. Per togliere tale macchia non si potrà ricevere alcun aiuto dal fatto che tale guadagno non è eccessivo ma moderato, non grande ma esiguo; o dal fatto che colui dal quale, solo a causa del prestito, si reclama tale guadagno, non è povero, ma ricco; né ha intenzione di lasciare inoperosa la somma che gli è stata data in prestito, ma di impiegarla molto vantaggiosamente per aumentare le sue fortune, o acquistando nuove proprietà, o trattando affari lucrosi. Infatti agisce contro la legge del prestito (la quale necessariamente vuole che ci sia eguaglianza fra il prestato e il restituito) colui che, in forza del mutuo, non si vergogna di pretendere più di quanto è stato prestato, nonostante fosse stato convenuta inizialmente la restituzione di una somma eguale a quella prestata. Pertanto, colui che ha ricevuto, sarà obbligato, in forza della norma di giustizia che chiamano commutativa (la quale prevede che nei contratti umani si debba mantenere l’eguaglianza propria di ognuno) a rimediare e a riparare quanto non ha esattamente mantenuto. III. Detto questo, non si nega che talvolta nel contratto di prestito possano intervenire alcuni altri cosiddetti titoli, non del tutto connaturati ed intrinseci, in generale, alla stessa natura del prestito; e che da questi derivi una ragione del tutto giusta e legittima di esigere qualcosa in più del capitale dovuto per il prestito. E neppure si nega che spesso qualcuno può collocare e impiegare accortamente il suo danaro mediante altri contratti di natura totalmente diversa dal prestito, sia per procacciarsi rendite annue, sia anche per esercitare un lecito commercio, e proprio da questo trarre onesti proventi. IV. Come in tanti diversi generi di contratti, se non è rispettata la parità di ciascuno, è noto che quanto si percepisce oltre il giusto ha a che vedere se non con l’usura (in quanto non vi è prestito, né palese né mascherato), certamente con qualche altra iniquità, che impone parimenti l’obbligo della restituzione. Se si conducono gli affari con rettitudine, e li si giudica con la bilancia della Giustizia, non c’è da dubitare che in quei medesimi contratti possano intervenire molti modi e leciti criteri per conservare e rendere numerosi i traffici umani e persino lucroso il commercio. Pertanto, sia lungi dall’animo dei Cristiani la convinzione che, con l’usura, o con simili ingiustizie inflitte agli altri possano fiorire lucrosi commerci; invece abbiamo appreso dallo stesso Divino Oracolo che “La Giustizia eleva la gente, il peccato rende miseri i popoli”. V. Ma occorre dedicare la massima attenzione a quanto segue: ciascuno si convincerà a torto e in modo sconsiderato che si trovino sempre e in ogni dove altri titoli legittimi accanto al prestito, o, anche escludendo il prestito, altri giusti contratti, col supporto dei quali sia lecito ricavare un modesto guadagno (oltre al capitale integro e salvo) ogni volta che si consegna a chiunque del danaro o frumento o altra merce di altro genere. Se alcuno sarà di questa opinione, avverserà non solo i divini documenti e il giudizio della Chiesa Cattolica sull’usura, ma anche l’umano senso comune e la ragione naturale. A nessuno infatti può sfuggire che in molti casi l’uomo è tenuto a soccorrere il suo prossimo con un prestito puro e semplice, come insegna soprattutto Cristo Signore: “Non respingere colui che vuole un prestito da te”. Del pari, in molte circostanze, non vi è posto per nessun altro giusto contratto, eccetto il solo prestito. Bisogna dunque che chiunque voglia seguire la voce della propria coscienza, si accerti prima attentamente se davvero insieme con il prestito non si presenti un altro giusto titolo e se non si tratti invece di un altro contratto diverso dal mutuo, in grazia del quale sia reso puro e immune da ogni macchia il guadagno ottenuto. 4. In queste parole riassumono e spiegano le loro opinioni i Cardinali, i Teologi e Uomini espertissimi di Canoni, il parere dei quali abbiamo sollecitato su questa gravissima questione. Anche Noi non abbiamo tralasciato di dedicare il nostro privato impegno alla stessa questione, prima che si riunissero le Congregazioni, e durante i loro lavori e quando già li avevano conclusi. Infatti con estrema attenzione abbiamo seguito le opinioni (già da Noi ricordate) di quegli uomini prestigiosi. E a questo punto confermiamo e approviamo tutto ciò che è contenuto nelle Sentenze esposte più sopra, in quanto è chiaro che tutti gli scrittori, i professori di Teologia e dei Canoni, numerose testimonianze delle Sacre Lettere, decreti dei Pontefici Nostri Predecessori, l’autorità dei Concili e dei Sacerdoti sembrano quasi cospirare per un’approvazione unanime delle medesime Sentenze. Inoltre abbiamo conosciuto chiaramente gli autori ai quali devono essere attribuite opinioni contrarie; e così pure coloro che le incoraggiano e le proteggono, o che sembrano offrire ad essi un appiglio o un’occasione. E non ignoriamo con quanta severa dottrina abbiano assunto la difesa della verità i Teologi vicini a quei territori in cui hanno avuto origine tali controversie. 5. Perciò abbiamo inviato questa Lettera Enciclica a tutti gli Arcivescovi, Vescovi e Ordinari d’Italia, in modo che essa fosse nota a Te, Venerabile Fratello, e a tutti gli altri; e ogni qual volta avverrà di celebrare Sinodi, di parlare al popolo, di istruirlo nelle sacre dottrine, non si pronunci parola che sia contraria a quelle Sentenze che più sopra abbiamo esaminato. Inoltre vi esortiamo vivamente a impedire con tutto il vostro zelo che qualcuno osi con Lettere o Sermoni insegnare il contrario nelle Vostre Diocesi; se poi qualcuno rifiutasse di obbedire, lo dichiariamo colpevole e soggetto alle pene stabilite nei Sacri Canoni contro coloro che abbiano disprezzato e violato i doveri apostolici. 6. Sul contratto che ha suscitato queste nuove controversie, per ora non prendiamo decisioni; non stabiliamo nulla neppure sugli altri contratti, circa i quali i Teologi e gli Interpreti dei Canoni sono lontani tra loro in diverse sentenze. Tuttavia pensiamo di dover infiammare il religioso zelo della vostra pietà perché mandiate ad effetto tutto ciò che vi suggeriamo. 7. In primo luogo fate sapere con parole severissime che il vizio vergognoso dell’usura è aspramente riprovato dalle Lettere Divine. Esso veste varie forme e apparenze per far precipitare di nuovo nella estrema rovina i Fedeli restituiti alla libertà e alla grazia dal sangue di Cristo; perciò, se vorranno collocare il loro denaro, evitino attentamente di lasciarsi trascinare dall’avarizia che è fonte di tutti i mali, ma piuttosto chiedano consiglio a coloro che si elevano al di sopra dei più per eccellenza di dottrina e di virtù. 8. In secondo luogo, coloro che confidano tanto nelle proprie forze e nella propria sapienza, da non aver dubbi nel pronunciarsi su tali problemi (che pure esigono non poca conoscenza della Sacra Teologia e dei Canoni) si guardino bene dalle posizioni estreme che sono sempre erronee. Infatti alcuni giudicano queste questioni con tanta severità, da accusare come illecito e collegato all’usura ogni profitto ricavato dal danaro; altri invece sono talmente indulgenti e remissivi da ritenere esente da infamante usura qualunque guadagno. Non siano troppo legati alle loro opinioni, ma prima di dare un parere esaminino vari scrittori che più degli altri sono apprezzati; poscia facciano proprie quelle parti che sanno essere sicuramente attendibili sia per la dottrina, sia per l’autorità. E se nasce una disputa mentre si esamina qualche contratto, non si scaglino contumelie contro coloro che seguono una contraria Sentenza, né dichiarino che essa è da punire con severe censure, soprattutto se manca dell’opinione e delle testimonianze di uomini eminenti; poiché le ingiurie e le offese infrangono il vincolo della carità cristiana e recano gravissimo danno e scandalo al popolo. 9. In terzo luogo, coloro che vogliono restare immuni ed esenti da ogni sospetto di usura, e tuttavia vogliono dare il loro denaro ad altri in modo da trarne solo un guadagno legittimo, devono essere invitati a spiegare prima il contratto da stipulare, a chiarire le condizioni che vi sono poste e l’interesse che si pretende da quel denaro. Tali spiegazioni contribuiscono decisamente non solo a scongiurare ansie e scrupoli di coscienza, ma anche a ratificare il contratto nel foro esterno; inoltre chiudono l’adito alle dispute che spesso occorre affrontare perché si possa capire se il danaro che sembra prestato ad altri in modo lecito, contenga in realtà un’usura mascherata. 10. In quarto luogo vi esortiamo a non lasciare adito agli stolti discorsi di coloro che vanno dicendo che l’odierna questione sulle usure è tale solo di nome, perché il danaro, che per qualunque ragione si presta ad altri, procura solitamente un profitto. Quanto ciò sia falso e lontano dalla verità si comprende facilmente se ci rendiamo conto che la natura di un contratto è totalmente diversa e separata dalla natura di un altro, e che del pari molto fra di loro divergono le conseguenze di contratti tra loro diversi. In realtà una differenza molto evidente intercorre tra l’interesse che a buon diritto si trae dal danaro, e che perciò si può trattenere in sede legale e in sede morale, e il guadagno che illegalmente si ricava dal danaro e che quindi deve essere restituito, conformemente al dettato della legge e della coscienza. Risulta dunque che non è vano proporre la questione dell’usura in questi tempi e per la seguente ragione: dal denaro che si presta ad altri si riceve molto spesso qualche interesse. 11. In modo particolare abbiamo ritenuto opportuno esporvi queste cose, sperando che voi rendiate esecutivo ciò che da Noi è prescritto con questa Lettera: che ricorriate anche a opportuni rimedi, come confidiamo, se per caso e per causa di questa nuova questione delle usure si agiti la gente nella vostra Diocesi o si introducano corruttori con l’intento di alterare il candore e la purezza della sana dottrina. Da ultimo impartiamo a Voi e al Gregge affidato alle vostre cure l’Apostolica Benedizione. Dato a Roma, presso Santa Maria Maggiore, il 1° novembre 1745, anno sesto del Nostro Pontificato

español

A los Venerables Hermanos Patriarcas, Arzobispos, Obispos y Ordinarios de Italia. Papa Benedicto XIV. Venerables Hermanos, Salud y Bendición Apostólica. Tan pronto como llegó a nuestros oídos que a causa de una nueva controversia (precisamente si un determinado contrato debía ser juzgado válido) se difundían por toda Italia opiniones que no parecían conformarse a una sabia doctrina, inmediatamente creímos que pertenecía a Nuestra oficio apostólico, dar un remedio eficaz para evitar que este problema, con el paso del tiempo y en el silencio, adquiera mayor fuerza; y bloquear el camino para que no se extendiera serpenteando para corromper a las aún inmunes ciudades de Italia. 1. Por lo tanto, tomamos la decisión de seguir el procedimiento que siempre usaba la Sede Apostólica, es decir, explicamos todo el asunto a algunos de Nuestros Venerables Hermanos Cardenales de la Santa Iglesia Romana, que son muy elogiados por su profunda doctrina. de hecho de Sagrada Teología y Disciplina Canónica; también consultamos varios Regulares muy cultos en ambas materias, eligiéndolos, unos entre los Monjes, otros en la Orden de los Mendicantes, otros aún entre los Clérigos Regulares; hemos añadido también un Prelado graduado en utroque jure y dotado de una larga práctica del Foro.Establecimos que el 4 de julio pasado se reunirían todos en Nuestra presencia y les aclaramos los términos del asunto. Nos enteramos que ya tenían noticias de ello y lo conocían a fondo. 2. Posteriormente ordenamos que, libres de toda parcialidad y codicia, examinaran cuidadosamente todo el asunto y expresaran sus opiniones por escrito; sin embargo, no les pedíamos que juzgaran el tipo de contrato que había motivado la disputa, porque faltaban una serie de documentos esenciales, sino que fijaran un criterio definitivo en cuanto al desgaste, al que se sometieron aquellas ideas que durante algún tiempo les parecieron al causar daños considerables de tiempo comenzaron a extenderse entre la gente. Todos obedecieron. De hecho, comunicaron sus opiniones en dos Congregaciones, la primera de las cuales se celebró en nuestra presencia el 18 de julio, la otra el 1 de agosto pasado; al final todos entregaron sus informes escritos al Secretario de la Congregación. 3. Aprobaron por unanimidad lo siguiente: LA.Esa especie de pecado que se llama usura, y que en el contrato de préstamo tiene su propio lugar y su propio lugar, consiste en esto: cada uno exige el del préstamo (que por su propia naturaleza sólo exige que se devuelva lo prestado) más se le devuelva lo que recibió; y por lo tanto pretende que, además del capital, se le debe cierta ganancia, por razón del préstamo mismo. Por lo tanto, toda ganancia que exceda del capital es ilegal y tiene carácter de usura. II. Para quitar esta mancha, no puede recibir ayuda el hecho de que tal ganancia no sea excesiva sino moderada, no grande sino pequeña; o por el hecho de que aquel de quien, sólo por el préstamo, se reclama tal ganancia, no es pobre, sino rico; ni pretende dejar ociosa la suma que le ha sido prestada, sino usarla muy ventajosamente para aumentar sus fortunas, ya sea comprando nuevas propiedades, o negociando negocios lucrativos. En efecto, obra contra la ley del préstamo (que exige necesariamente que haya igualdad entre lo prestado y lo reembolsado) quien, en virtud del préstamo, no se avergüenza de exigir más de lo prestado, a pesar de lo inicialmente devolución convenida de una suma igual a la prestada.Por tanto, el que ha recibido estará obligado, en virtud de la norma de justicia que llaman conmutativa (que dispone que en los contratos humanos debe mantenerse la igualdad de cada uno) a remediar y reparar lo que no ha mantenido exactamente. tercero Dicho esto, no se niega que en ocasiones puedan intervenir en el contrato de préstamo algunos otros denominados valores, no del todo inherentes e intrínsecos, en general, a la naturaleza misma del préstamo; y que de éstos deriva una razón completamente justa y legítima para exigir algo más que el capital debido por el préstamo. Tampoco se niega que muchas veces alguien puede colocar y usar sabiamente su dinero a través de otros contratos de naturaleza totalmente diferente al préstamo, tanto para procurar rentas anuales, como también para realizar un comercio lícito, y precisamente de éste sacar ganancias honestas. IV. Como en muchos tipos diferentes de contratos, si no se respeta la paridad de cada uno, se sabe que lo que se percibe más allá del derecho tiene que ver con la usura (como no hay préstamo, ni abierto ni encubierto), seguramente con alguna que otra iniquidad. , que también impone la obligación de restitución.Si los negocios se hacen con rectitud, y se juzgan con la balanza de la justicia, no hay duda de que en esos mismos contratos pueden intervenir muchas formas y criterios lícitos para preservar y hacer numeroso el tráfico de seres humanos y hasta rentable el comercio. Por lo tanto, que los cristianos estén lejos de la convicción de que, con la usura, o con injusticias similares infligidas a otros, pueden florecer negocios lucrativos; en cambio aprendimos del mismo Oráculo Divino que "La justicia eleva a los pueblos, el pecado hace miserables a los pueblos". V. Pero debe prestarse la máxima atención a lo siguiente: todos se convencerán equivocada y temerariamente de que existen siempre y en todas partes otros valores legítimos junto al préstamo, o, incluso excluyendo el préstamo, otros contratos justos, con cuyo apoyo se lícito obtener una modesta ganancia (además del capital intacto y exceptuado) cada vez que se entregue a alguien dinero o trigo u otros bienes de otra especie. Si alguno es de esta opinión, no sólo opondrá los documentos divinos y el juicio de la Iglesia Católica sobre la usura, sino también el sentido común humano y la razón natural.En efecto, a nadie se le escapa que en muchos casos el hombre está obligado a ayudar al prójimo con un préstamo puro y simple, como enseña sobre todo Cristo el Señor: "No rechacéis a nadie que os quiera un préstamo". Asimismo, en muchas circunstancias, no hay lugar para ningún otro contrato justo, excepto el préstamo en sí mismo. Por tanto, quien quiera seguir la voz de su conciencia, debe primero cerciorarse cuidadosamente si no se presenta junto con el préstamo otro título de derecho y si no se trata en cambio de otro contrato distinto de la hipoteca, en virtud del cual se hace puro. la ganancia obtenida es inmune a todas las manchas. 4. En estas palabras, los Cardenales, Teólogos y Hombres muy expertos en Cánones resumen y explican sus opiniones, cuya opinión hemos solicitado sobre esta gravísima cuestión. También nosotros no dejamos de dedicar nuestro compromiso privado a la misma cuestión, antes de que se reunieran las Congregaciones, y durante sus trabajos y cuando ya habían concluido. De hecho, con extrema atención hemos seguido las opiniones (ya recordadas por nosotros) de esos hombres prestigiosos.Y en este punto confirmamos y aprobamos todo lo que contienen las Sentencias antes expuestas, pues es claro que todos los escritores, profesores de Teología y Cánones, numerosos testimonios de las Sagradas Letras, decretos de los Papas Nuestros Predecesores, los consejos de autoridad y los sacerdotes parecen casi conspirar para la aprobación unánime de las mismas sentencias. Además, hemos conocido claramente los autores a quienes se deben atribuir opiniones contrarias; y también lo son quienes los alientan y protegen, o quienes parecen ofrecerles un punto de apoyo o una oportunidad. Y no ignoramos con qué severa doctrina han asumido la defensa de la verdad los teólogos cercanos a aquellos territorios en los que se originaron estas controversias. 5. Por eso hemos enviado esta Carta Encíclica a todos los Arzobispos, Obispos y Ordinarios de Italia, para que sea conocida por usted, Venerable Hermano, y por todos los demás; y siempre que se trata de celebrar Sínodos, de hablar al pueblo, de instruirlo en las sagradas doctrinas, no se pronuncia palabra alguna que sea contraria a aquellas Sentencias que hemos examinado más arriba.Además, os instamos encarecidamente a impedir con todo vuestro celo que nadie se atreva con Cartas o Sermones a enseñar lo contrario en vuestras Diócesis; y si alguno se niega a obedecer, lo declaramos culpable y sujeto a las penas establecidas en los Sagrados Cánones contra los que han despreciado y violado los deberes apostólicos. 6. Sobre el contrato que ha dado lugar a estas nuevas controversias, por ahora no estamos tomando ninguna decisión; tampoco establecemos nada sobre los otros contratos, sobre los cuales los Teólogos y los Intérpretes de los Cánones distan unos de otros en sentencias diferentes. Sin embargo, pensamos que debemos inflamar el celo religioso de vuestra piedad para que llevéis a cabo todo lo que os sugerimos. 7. En primer lugar, hágase saber con palabras muy severas que el vergonzoso vicio de la usura está duramente reprobado por las Divinas Letras. Toma varias formas y apariencias para hacer que los Fieles devueltos a la libertad y la gracia por la sangre de Cristo vuelvan a caer en la ruina extrema; por tanto, si quieren colocar su dinero, eviten con cuidado dejarse llevar por la codicia, que es la fuente de todos los males, y busquen el consejo de aquellos que se elevan por encima de lo más por excelencia de la doctrina y la virtud. 8.En segundo lugar, aquellos que confían tanto en su propia fuerza y ​​sabiduría que no dudan en pronunciarse sobre tales problemas (que también requieren no poco conocimiento de la Sagrada Teología y de los Cánones) deben cuidarse de las posiciones extremas que siempre son erróneas. De hecho, algunos juzgan estas cuestiones con tanta severidad que acusan de ilegal y ligado a la usura todo beneficio obtenido con el dinero; otros, en cambio, son tan indulgentes y sumisos que consideran cualquier ganancia libre de infame usura. No son demasiado apegados a sus opiniones, pero antes de dar una opinión que examinen a varios escritores que son más apreciados que los demás; luego hagan suyas aquellas partes que saben que son ciertamente confiables tanto para la doctrina como para la autoridad. Y si surgiere disputa mientras se examina un contrato, no se entable disputa contra los que siguen sentencia contraria, ni se declare que ha de ser castigado con severas censuras, especialmente si falta la opinión y testimonios de hombres eminentes; ya que los insultos y las ofensas rompen el vínculo de la caridad cristiana y causan gravísimo daño y escándalo al pueblo. 9.En tercer lugar, a aquellos que quieren permanecer inmunes y libres de toda sospecha de usura, y sin embargo quieren dar su dinero a otros para obtener únicamente una ganancia legítima, se les debe pedir que primero expliquen el contrato que se va a celebrar, que aclaren las condiciones que se plantean y el interés que se espera de ese dinero. Estas explicaciones contribuyen decisivamente no sólo a evitar angustias y escrúpulos de conciencia, sino también a ratificar el contrato en el foro externo; también cierran la puerta a las disputas que a menudo deben abordarse para comprender si el dinero que parece prestarse legalmente a otros en realidad contiene una usura encubierta. 10. En cuarto lugar, os exhortamos a que no dejéis lugar a las tonterías de los que dicen que el tema actual de la usura es tal sólo de nombre, porque el dinero, que por cualquier motivo se presta a otros, suele generar una ganancia. Cuán falso y alejado de la verdad es esto se comprende fácilmente si nos damos cuenta de que la naturaleza de un contrato es totalmente diferente y separada de la naturaleza de otro, y que igualmente las consecuencias de diferentes contratos difieren mucho entre sí.En realidad, hay una diferencia muy evidente entre el interés que se saca legítimamente del dinero, y que por lo tanto puede ser retenido en oficios legales y morales, y la ganancia que se obtiene ilegalmente del dinero y que por lo tanto debe ser reembolsada, en de acuerdo con los dictados de la ley y la conciencia. Parece pues que no es en vano plantear el tema de la usura en estos tiempos y por la siguiente razón: del dinero que prestas a otros muchas veces recibes algún interés. 11. De manera particular hemos creído oportuno explicarle estas cosas, esperando que cumpla lo prescrito por Nosotros con esta Carta: que usted también recurra a los remedios oportunos, como confiamos, si por casualidad y debido ante este nuevo tema de la usura agitad al pueblo de vuestra Diócesis o introducid corruptores con la intención de alterar el candor y la pureza de la sana doctrina. Finalmente, os impartimos la Bendición Apostólica a vosotros y al rebaño confiado a vuestro cuidado. Dado en Roma, en Santa María la Mayor, el 1 de noviembre de 1745, año sexto de Nuestro Pontificado

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